Hey Boy Hey girls, superstar dj’s
Come al solito ero in ritardo, non era bastato uno slalom per le vie cittadine a farmi recuperare il tempo perso,walter e ale il profugo mi aspettavano quasi congelati nell’antro della casa popolare in cui entrambi abitano, per questo venerdi “sarchiapone destino” aveva disegnato un buon quadretto, recuperiamo gli ultimi ammenicoli dai giardinetti intorno a corso cincinnato prima di metterci in viaggio per la città dolente, salutiamo i ragazzi al muretto che ci raccomandano di esagerare, di non limitarci nonostante la tarda età, l’occasione è propizia, oggi è il dì di festa.
La linea bianca sul grigio dell’ asfalto è interminabile
Mi sembra di vederla scorrere negli occhi da un’eternità
E’ sempre pomeriggio,
sono in pieno viaggio
Arriverò stanotte
Il sole era appiccicato alle alpi come il numero sulle magliette dei calciatori, ogni volta che vedo un tramonto simile penso a quelle merde francesi che si godono un’oretta di luce in più, tralascio questo fugace pensiero invidioso per concentrarmi sulla strada e sulla conversazione sempre più impegnata con i miei due compagni di viaggio, entrambi sostengono che l’aumento dei prezzi ha ormai coinvolto anche il mercato nero, io sottolineo comunque una certa differenza, i prezzi sono, si aumentati, ma la qualità è migliorata in rapporto, non riesco a convincerli, comunque sia preferiscono spendere meno e fumare peggio forti del risultato finale che non cambia, come contraddirli, infatti tralascio e taglio il discorso con una sorsata di Jose Cuervo reposada. Il viaggio continua per qualche minuto in un imbarazzante silenzio, il profugo, seduto in diagonale nel sedile posteriore, in quanto lungo, sorseggia la tequila con la faccia negra nascosta sotto la visiera di lana, walter tira su una custodia di un vecchio cd, carico di polvere, me la passa indicando col dito i solchi erosi dalle tante serate passate come questa,la ripasso al profugo intimando di nasconderla sotto il sedile, non ho voglia di musica vecchia, non ho voglia dei ricordi legati a quelle canzoni. Usciendo obbligatoriamente dall’autostrada, ci immergiamo nella nebbia degli zanzarifici del vercellese,il fiato gelido che soffia sul mio collo è presagio di un imminente variazione nella sceneggiatura che stavo vivendo, come d’incanto ci avviciniamo tutti e tre ad una porta dimensionale, grossa a due ante con delle immagini di una caccia al lupo, scolpite in sequenza inversa, dalla cattura all’agguato infame, oltre questo varco un paesino contadino di fine ’800, degli aironi si nutrono dei resti del raccolto nelle risaie, un giovane benestante gira per i terreni con gli stivali alti, la giacca e il gilet di lana, potesse lieviterebbe sul quel terreno pregno d’acqua, urla ordini al vecchio mezzadro alla guida del carretto, trainato dai buoi, carico di nervi della vite, il che mi fa pensare che il periodo della potatura dell’erbaluce sia iniziato. Nonostante i nostri riflessi siano sempre più a rilento il viaggio passa in fretta tra le chiacchiare, il profugo Ale è il primo a proferire parola dopo esser usciti dal tunnel, cita kant dopo aver precisato che quest’anno son duecento anni dalla sua scomparsa, tanto per intavolare un discorso, ed io sottolineo quanto sia stupida e inverosimile la teoria sulla morale e le stelle, walter chiude il discorso citando Gibran:
“Io non conosco verità assolute, ma sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò è il mio onore e la mia ricompensa”
condivido nonostante le rimostranze del profugo Ale.
rientriamo in autostrada direzione Magazzini generali – Città dolente.
L’autostrada da qui è l’unica certezza che ho
Di vederti anche oggi
Di stare un’altra notte con te
Se no cos’è in mezzo a questo fiume di automobili
Che non mi fa sentire i chilometri
E mi porta da te
La tangenziale Ovest era un microcosmo in cui per chilometri affamati e stanchi bagarozzi tentavano il difficile rientro alla propria domus, inclini a destabilizzanti performance alla guida di vetture lasciate all’abbandono a causa di spese più necessarie, gli occhi li trattenevamo a mala pena, bruciavano, come se l’uomo di gomma fosse sul nervo ottico con un lanciafiamme, volevano scappare dalla loro abituale sede e saltare su un cubetto di ghiaccio giusto per rinfrescarsi le emorroidi. Per ben due volte saltai l’uscita giusta dell’autostrada, Sister Violet mi aspettava a casa già pronta ed io ero in un ritardo abominevole manco fossi prena, ma lei lo sa e non me lo fa pesare. Walter e Ale rimangono allibiti un pò per la gioia di vita che Violet dona anche agli sconosciuti come Madre Teresa, un po’ per l’erba che ogni tanto gli risale nel cervello, di corsa circunnavigammo un paio di isolati fino all’antro della caverna dove di li a poco sarebbero arrivati Silverphoenix e il buon vecchio zio malty, per scaldarci ancora qualche golata di tequila e un paio di splendide e meravigliose che dipingevano l’atmosfera con tonalità di arancio dal profumo acre.
Trasimmo, non notavo presagi cattivi ne tanto meno mi soffermavo come d’abitudine su i pacchi regalo che le donzelle mettono in bella mostra in queste occasioni, volevo esser solo catturato dalla musica, nell’attesa dell’avvento dei due dj’s chiacchiere e caos erano i parametri da seguire, silver è molto di più di quel che pensavo, d’altronde il nostro primo incontro è stato una sveltina anche se lui diceva esserne stato molto soddisfatto, malty invece invecchia a vista d’occhio e se fatto una panza da orecchietta con la cima non indifferente, è stato lui il primo a proporre di attaccare la diligenza che passava dietro il bancone della disco, lui con due negroni, io gli ho fatto compagnia con un po’ di mezcal, tanto per sentirmi ancora in quella zona del messico chiamata california. Dopodichè il buio, staccai con un morso la testa al verme, lo sentivo scendere ancora agonizzante nella mia trachea, lo sentivo nutrirmi della sua manna, l’effetto chimico stava per salire annunciato dalla presenza della strega,lassù, in alto a sinistra, in quella parte inutilizzata della mente per il più delle volte, ci abbandonammo tutti in danze naturali, come fossimo immersi in una di quelle lampade anni 70 alla plastilina, fino a lasciare il sudore sulla pista, fino a quando Walter non vomitò i suoi ricordi, fino a quando Il profugo non tornò dal suo viaggio, fino a quando Violet ne ebbe voglia, fino a quando Malt ne fu conscio e fino a quando svegliammo silver intorpidito sui divanetti.
La luce di una storia è molto più forte dei dubbi che uno ha
Rimanere solo, perdere altro tempo, non conoscere la verità….
L’autostrada così è l’unica risposta che ho
Per incontrarci negli occhi per stare un’altra notte con te
se no cos’è in mezzo a questo fiume di automobili
che mi fa respirare pensandoti e mi porta da te…..
[Novare est - ore 4.30 a.m. - Pensieri]
Zingari, ancora, sempre, quando smetteremo, quando smetterò, quando morirò probabilmente o se lo farò prima credo che sarei comunque morto, un pò come ste due merde che invece di farmi compagnia son collassati, e non c’è ombra alcuna di anima o autogrill o benzinaio della minchia dove poter prendere un caffè, vabbè va fammi tirare di nuovo fori quel cd, la nostalgia tutto sommato tiene compagnia quando si è soli.
Why don’t you listen to me when I try to talk to you
Stop thinking of yourself, for just a second fool
Shut up, shut up, I don’t wanna hear your mouth
Your mother made a monster,


